I Ragazzi del Cardinale (4)
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Ma aggiungerò una terza cosa: la vostra casa sia amata, amata da voi. Amatela la vostra casa; vogliatele veramente bene e stimatela di tutti i luoghi del mondo, dopo la casa di Dio, il più bello, il più santo, il più caro che avete.
Questa stima si traduca però anche in una realtà di vita. Amare la propria casa vuol dire starci volentieri, starci il più possibile e quindi non allontanarsene per cercare altri luoghi, altre compagnie, per abbandonarsi ad evasioni allettanti.
Ogni tentazione è facile: la vita si organizza facilmente fuori casa; i locali che accolgono si sono moltiplicati e sono svariatissimi; gli impulsi ad uscire di casa si fanno ognor più numerosi.
Amatela la vostra casa e restatevi!
E vi dirò anche: nella vostra casa guardate con particolare attenzione alla sala da pranzo, che è la sala della famiglia. Gli altri luoghi della casa possono essere il luogo del riposo, la stanza dei figlioli, lo studio, l’ufficio, la cucina, ma la stanza di tutta la famiglia, e quindi il cuore della casa, è la sala da pranzo. E nel dirvi “amate la vostra sala da pranzo”, voglio anche dirvi: guardatevi bene dalla tentazione , che potrebbe presentarsi sotto svariate figure, magari come una espressione di superiorità a bisogni e a esigenze materiali; guardatevi, dico, dalla tentazione di trascurare anche la preparazione della mensa, la sua presentazione, conveniente, anche bella….Perché l’atto di mangiare insieme, per l’uomo e soprattutto per il cristiano, non è, come per la bestia, la soddisfazione del solo bisogno fisiologico; la tavola da pranzo della famiglia non è la greppia della mucca; se mai, ha qualche cosa di più vicino all’altare, perché è il luogo ove i genitori offrono ai loro figli se stessi nel pane che li nutre e li cresce e che è frutto del loro lavoro, della loro fatica, della loro preoccupazione quotidiana. Offrono la loro parola, il commento ai fatti del giorno nel mondo, nella città, nella scuola, nella famiglia.
Quante incresciose diserzioni dei figlioli, quanti dolori dei genitori, quanti sviamenti dei figli si eviterebbero se la tavola di famiglia fosse veramente amata; e nel tempo stesso che i genitori offrono il pane, e cioè il loro sudore, il loro sangue per nutrire i figli, offrissero la loro esperienza, la loro parola incarnata di amore e quindi più profondamente incisiva sullo spirito.
E amando la vostra casa, in modo particolare la sala da pranzo, pranzate in casa sempre che potete. Oggi è molto facile ricevere inviti a pranzare fuori di casa. Non dico che sia da rifiutare sempre; ma che il mangiar fuori casa, non mangiare con la propria moglie e coi propri figli, non diventi norma.
Si creerebbe una sfasatura tra i genitori e tra loro e i figli; un abisso difficilmente colmabile, perché ci sono nella vita dei momenti che non ritorneranno mai più. Se certe cose non le direte ai vostri bimbi a sette anni non gliele potrete dire più mai; se certe cose non gliele direte a quindici anni, a sedici anni non gliele potrete dire mai, mai più; e sono cose che non si dicono cattedraticamente, ma debbono essere dette in un clima di conversazione, di conversazione cordiale, affettuosa, confidente, che si svolge fra una cucchiaiata e l’altra di minestra, tra un boccone e l’altro di pane…
Amate la vostra casa; la vostra casa sia una casa amata, ma soprattutto sia una casa santa.
Quando vi ho sposato – voi che siete capi di famiglia – l’ultimo augurio che vi ho rivolto terminando la santa Messa è stato questo: “Che il Signore restasse con voi”. E voi lo ricordavate, la espressione della liturgia aveva però un suo tono specifico non si diceva: “ il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe sia con voi!”, ma che il Signore abiti, cioè, nella vostra casa come si degnava di visitare, di sostare, di stare a pranzo con Abramo sotto la sua tenda o nella casa dei Patriarchi.
Sia in casa vostra; e sia presente in ogni momento della vostra vita familiare: sia a tavola con voi, nella vostra stanza, nelle stanze dei vostri figlioli, invisibile ma presente, dominante col suo spirito. Tutta la vita di famiglia informata, appunto, alle Sue direttive.
Perché il Signore sia con voi e la vostra casa sia santa, due cose vi domando. La prima, che nella vostra casa si preghi. Si preghi e si preghi insieme.
Non occorre molto, ma una preghiera in comune di tutta la famiglia, una preghiera propriamente familiare ci deve essere. Sarà dei due sposi all’inizio, sarà di tutta la famiglia, man mano che la famiglia cresce; ma una preghiera familiare ci deve essere.
E una seconda cosa: che la legge di Dio sia rispettata in casa vostra. E cioè che viviate in grazia di Dio, che non si commetta peccato, che si viva secondo la legge , le esigenze del Signore, nella giustizia verso tutti, nella carità verso tutti.
Questa ha da essere la garanzia – ed è la garanzia più viva e più profonda – che il Signore resterà con voi. E quando il Signore è con voi c’è anche la sua Provvidenza, c’è la sua serenità, c’è la sua pace.
La vostra casa sia santa.
Bazzaro: In carovana - Opera esposta al Museo della Fondazione Lercaro di Bologna in Via Rivareno
E farò finalmente un ultimo accenno.
Che la vostra casa sia legata all’altare, come è la nostra famiglia che, nata dall’altare, vive accanto all’altare.
La vostra casa resti legata a questa sorgente di vita comunitaria. Ho già ricordato ai ragazzi che stanno in casa, ma lo voglio dire bene a tutti voi che già siete usciti, una frase luminosa del Concilio Ecumenico che è testé terminato. Nel decreto “Praesbyterorum ordinis” viene fatta questa affermazione conciliare: “Nessuna comunità cristiana può esistere se non ha la sua radice e il suo perno nella Messa: Nisi radicem cerdinemque habeat in celebratione eucaristica. La sua radice e il suo perno nella Messa, dalla quale, continua il decreto, pertanto, deve prendere inizio ogni educazione allo spirito comunitario. Io sono certo che voi, se un’ambizione avete, è che la vostra famiglia di oggi e di domani formi veramente una comunità unita, dove l’uno non è estraneo all’altro e non una convivenza dove appena ci si scambi il buon giorno e donde si scappa appena si può e si ritorna il più tardi possibile.
Nessuno di voi pensa la sua casa così.
Nessuno di voi pensa la sua famiglia come un aggregato di individui che si ignorano e si fuggono vicendevolmente. Tutti pensate la vostra famiglia come una comunità profondamente e cordialmente unita; tutti pensate la vostra casa come un luogo dove aspirate a ritrovarvi.
Ma ricordatevi che ogni educazione allo spirito di comunità – la Chiesa lo ha affermato nella maniera più solenne – deve prendere inizio e spunto dalla santa Messa!”
Il suo concetto formativo, sul piano pratico, puntava decisamente sulla liturgia, la celebrazione decorosa e attivamente partecipata dei Riti sacri, il canto, l’adesione vitale al ritmo dell’anno liturgico, la lettura e meditazione della Bibbia e dei Padri. Sosteneva infatti essere quelli gli elementi concreti per una vera, consapevole, vita cristiana.
“Sarebbe errore pericoloso” egli affermava “negare a questi elementi, nel quadro della vita di famiglia, un posto adeguato e sottovalutarne la insostituibile efficacia per una formazione genuinamente cristiana”.
La formazione culturale cristiana come preparazione alla vita nella società imponeva poi a tutti la frequenza ai corsi dell’Istituito Sociale Arcivescovile (I.S.A.B.), le esercitazioni e la tesi. Solo così, attraverso una solida preparazione spirituale e culturale, i figli di questa ’famiglia di Dio ‘ avrebbero potuto domani rendere alla Chiesa e alla società quel servizio illuminato e fecondo del quale la situazione privilegiata di cui fruivano faceva loro un obbligo indeclinabile.
Nelle preghiere comuni l’Arcivescovo Giacomo era solito innalzare a Dio questa invocazione:
“Custodisci, o Signore, con costante pietosa cura questa tua Famiglia; essa si appoggia soltanto nella speranza celeste: sia sempre presidiata dalla tua protezione !” (Orat. In Dom. V post Epipf.)
La sorella Teresa collaborò non poco alla vita della singolare comunità. In mezzo ai ragazzi ella non tanto suppliva il fratello, spesso assente per dovere di ministero: piuttosto con la delicata femminilità, che le era propria e la carità larghissima ella impersonava una preziosa maternità.
Il giorno del commiato dalla Diocesi di Ravenna e Cervia, papà ci volle riunire in studio per l’ultima riunione di Famiglia.
“Vi ringrazio, cari figlioli, di avere accettato di fare parte della mia mensa. La Divina Provvidenza mi ha fatto incontrare voi, venuti ad allargare la mia Famiglia. Per me, per mia sorella Teresa, per la mia mamma, la convivenza familiare con voi è stata molto bella. Che Dio vi benedica. Ed ora andiamo a Bologna!”
Certamente a quella eccezionale personalità non facevano difetto le doti umane, ma la carica era squisitamente spirituale. Per questo il suo animo di padre e di pastore ha consentito la nascita della bella istituzione che ha assunto in seguito a Bologna il nome di Opera diocesana “Madonna della Fiducia” per la solidarietà verso i giovani. In molte Diocesi si venne a conoscenza della singolare Famiglia dell’Arcivescovo Lercaro e numerosi furono i giovani senza famiglia o comunque bisognosi che chiesero di essere ospitati. Lercaro ne accolse il più possibile, tanto che ’Episcopio si rivelò insufficiente
Non sarei fedele a quello spirito se, davanti ad una esperienza così significativa, io restassi muto.
Dio mi conservi il dono della memoria e di quella riconoscenza che è molto più grande che il puro ricordo dei fatti.
Giacomo Lercaro sacerdote non mi ha lasciato un segno di luce, ma la luce piena! Mi ha dato il Sole!
Bologna, 17 settembre 2007
UMBERTO BEDENDO


